dopa
Iscritto il: 20/04/2009, 15:41 Messaggi: 291
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L’oidio della vite. Di Ilaria Pertot e Dario Angeli. Note di commento al contenuto descritto nel libro. Al capitolo ( Cenni storici) Da quello che si afferma, secondo me, in ultimo si dice: Nonostante le informazione sin qui acquisite, numerosi aspetti legate alla biologia ed all’epidemiologia dell’oidio devono essere ancora chiariti e sono attualmente oggetto di studi. Ed è la verità, perché quello che ha affermato la ricerca, secondo me vi sono parecchie cose , che non si conoscono. Per esempio non si conosce ancora come si riproduce in quale forma, asessuata o sessuata. Io dico che tutti gli esseri viventi sulla terra, fanno due cose di essenziale per la loro sopravvivenza, si cercano durante la loro vita da mangiare e di accoppiarsi per lasciare il loro seme, per la loro esistenza. L’ oidio è un essere vivente, quindi deve far sesso e deve mangiare, tutti gli esseri viventi fanno sesso quando sono giovani e in fiore, penso che anche il fungo Tuckeri deve far sesso quando è in fiore. Perciò altre forme è da escludere. Bisogna sapere quante generazioni fa Tuckeri in un anno e in che forma sverna per perpetuarsi. Ogni essere vivente sulla terra ha la sua proprietà di emigrare. Il fungo Tuckeri come fa ad emigrare quali mezzi usa? Il fungo Tuckeri con quali strumenti si porta sulle fondi che deve far mangiare le sue prole ? Quali sono le condizioni climatiche che gli favoriscono lo sviluppo? Non si dice niente, si presenta un ciclo biologico che non risponde a tutti gli interrogativi che pone il problema. E cioè: 1) Il fungo Tuckeri è un essere vivente? 2) Come si riproduce? 3) Quante generazioni fa nell’anno? 4) Quali sono le sue proprietà di emigrazione? 5) Quale è il ciclo biologico 6) Quali sono le condizioni climatiche che favoriscono la sua riproduzione e quali quelle che lo danneggiano? 7) Il fungo Tuckeri attacca solo la vite o altre piante? A queste domande ed altre il libro non da delle risposte e tutti riconoscono che bisogna ricercare ancora.
A questi interrogativi con le mie esperienze ho cercato in parte, di dare risposte secondo quello che ho potuto afferrare nella pratica esercitata da diversi anni. Per poter conoscere meglio l’oidio della vite, ho analizzato e approfondito attentamente la muffa che si forma in una stanza, penso che è oidio anche quello, ho notato che gli asco vengono portati sotto il soffitto o dal vapore acqueo , oppure dal pulviscolo che si forma nelle stanze va a posarsi sotto il soffitto, e il vapore acqueo va a completare l’opera muffa . Qui si parla di cappotto all’esterno di arieggiare spesso le stanze, di non produrre CO2. Nel leggere il libro e il risultato di certi ricercatori, per esempio Hallen e Holz affermano che una pioggia lava i conidi dalla superficie della vegetazione, ma non dicono chi ha portato i conidi sulla vegetazione. Altri affermano che occorre una pioggia di 2,5 millimetri per bagnare i conidi per far uscire gli ascospore. Altri dicono che i conidi e cleistotici svernano nelle perule e nelle gemme.
In un esperimento condotto in campagna su quattro ceppi è risultato che c’è stata la pioggia tre volte ha lavato come dice Halleen e Holz la vegetazione? E dopo è risultato che le temperature sono state dominate da vento e caldo tenendo sempre asciutto la vegetazione e l’oidio non è comparso? E’ così come dice Hallen e holz che si è lavata la pianta? Se è cosi, chi ha portato i conidi sulla vegetazione, se questi non erano bagnati, come dice,Gadoury e Pearson e le spore non erano uscite? Oppure la pioggia li ha bagnati ha fatto uscire le spore , il vapore li ha portato sulla vegetazione e non hanno trovato le condizioni adatte al loro sviluppo? Certo è che la verità è che l’oidio non è attaccato, gli interrogativi e i dubbi restano , cosa è successo? Il 2010 ho fatto un altro esperimento ai ceppi che ho sulla veranda di casa, il risultato è stato che i grappoli messi nei sacchetti di plastica si sono salvati , le foglie tutte attaccate da oidio, questo l’ho fatto presente alla prof. Ilaria Pertot.
Il 2011 ho voluto ripetere lo stesso esperimento con una differenza, Ho messo i sacchetti alla fioritura le foglie l’ho trattate con fungicida, però una parte del ceppo, l’ho messo sotto la pensilina del secondo piano, a questa parte ho fatto tre trattamenti dopo la fioritura poi niente non l’ho trattato più, ed ho provocato una infezione di oidio secondo il processo che avviene in una stanza, ho provocato vapore annaffiando i vasi che ho sulla veranda, lavando il pavimento una due volte al giorno dopo due settimane è comparso l’ oidio sulle foglie più giovani e sui grappoli che non erano protetti dai sacchetti di plastica, le foglie vecchie non erano attaccate perché le avevo fatto tre trattamenti prima. Dal risultato posso affermare che le spore vengono portate sulla vegetazione dal pulviscolo o dal vapore acqueo. Secondo me sono due strumenti che Tuckeri usa per trasferirsi e infettare la vegetazione. Io sono più sicuro che sia il pulviscolo, perché l’ho notato sui sacchetti la polvere e non so se questa contiene spore, però ho notato sui grappoli l’ attacco di oidio si verifica alla parte superiore degli acini, dove è più facile che il pulviscolo si posi. Io l’ho visto ad occhio nudo, chi ha strumenti elettronici può accertarsi se contiene spore . Stando a questi esperimenti non si può credere a Cortesi et al. 1997 e Viccinelli e Brunelli , che parlano di cleistoteci nelle gemme e nelle screpolature a pagina 22 del libro. Sono affermazioni che non hanno una logica. Un tralcio con tre gemme, le quali hanno prodotto 5 grappoli e sono cresciute sotto la pensilina del balcone del secondo piano, come fanno a contenere tanti cleistoteci da infettare un centinaio di foglie e due grappoli? E’ impossibile che ciò avvenga. Un'altra incoerenza si legge a pagina 27 al capitolo (infezioni primarie) Si parla che si conservano nelle screpolatura della corteccia, che hanno bisogno di pioggia,di 15-20 ore per far uscire gli asco,dagli asco escono le ascospore, poi si sfferma che la pioggia lava le ascospore, ma vi sembra coerente il ragionamento che fanno Gadoury e Pearson? Per poter dare una certezza di come avviene un attacco di oidio bisogna cercare ancora a fondo come avviene il processo di attacco di muffa in una stanza, secondo me devono crearsi le stesse condizioni climatiche in aria aperta in un vigneto per prodursi un attacco di oidio. In una stanza non vi sono gemme, ne perule, vi possono essere pulviscolo e vapore acqueo, perciò saputo questo, sta a noi intercettare come avviene un attacco di oidio e chi è il responsabile che porta le spore e a seminarle sul campo per farle germogliare. Un'altra fesseria si dice a pagina 28 (infezioni secondarie), si dice che avviene con conidi asessuati .Io ho notato in natura che i semi non impollinati sono semi che non germogliano. Se sappiamo come Tuckeri si riproduce e come emigra possiamo adeguare la difesa. Io nel mio piccolo, per puro caso ho intuito come emigra e come si riproduce. Dico puro caso, perché il sacchetto di plastica l’ho usato per difendere l’uva dagli uccelli, poi ho intuito che poteva essere usato per difenderla dalla tignola, ed in ultimo ho visto che ha difeso l’uva dall’oidio. Mettendo il sacchetto alla invaiatura si difende l’uva dagli uccelli, mettendolo alla fioritura si difende l’uva dalla tignola e dall’oidio, le farfalle non hanno la possibilità di deporre le uova vicino al grappolo e l’ oidio non attacca, perché l’aria nel sacchetto si fa satura e ne il vapore acqueo ne il pulviscolo possono entrare e raggiungere il grappolo. Io vorrei che questi esperimenti siano portati avanti, perché io li ho condotti ad occhio nudo, con strumenti elettronici si guarda meglio. Per esempio io vorrei sapere quel pulviscolo che si forma al di fuori dei sacchetti cosa contiene? Se si conoscesse il nemico da dove entra, con quali armi attacca. Si potrebbe adeguare la difesa con maggiore efficace.
Nel leggere il capitolo ( epidemiologia della malattia) ho notato che Viccinelli et al 1996 , secondo me avverte la differenza delle zone a basso rischio e ad alto rischio. E attribuisce alla presenza di micelio e non avverte che la differenza è di clima e non di miceli. Per capire questo si dovrebbe analizzare un attacco di muffa in una stanza del nord e una del sud la differenza si attribuirebbe al clima, cosi dovrebbe essere con la muffa della vite in zone ad alto e basso rischio.
Ora aspetto il risultati del 2011 che non ancora è terminato. Ma la prima uva è maturata e posso dire che l’ho prodotta ecologica. Oltre a produrre uva biologica, sto sperimentando che deve risultare un sistema conveniente.
Una soluzione e realizzazione di un progetto di qualità potrebbe essere la soluzione alla concorrenza contro il grande che mette in crisi i piccoli vignaioli. Voi che ne pensate di intraprendere una produzione di uva veramente biologica? Saluti Dopa.
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