02/12/2008, 14:45
02/12/2008, 23:18
04/12/2008, 12:49
04/12/2008, 16:49
Dino ha scritto:Salve, e grazie infinite per l’aiuto.
Sarò più chiaro sulla questione precedentemente esposta:
- Riguardo il concetto “coltivare”, intendo dire che sia io (per oltre 30 anni) che precedentemente i miei familiari (per altri 50 anni) abbiamo sempre coltivato (dissodato-seminato) il nostro fondo e quello in prossimità del confine, e con esso, abbiamo sempre contribuito alla crescita (vangando il suolo e potando i rami) delle piante di alto fusto che oggi insistono sul mio fondo, sul confine, e sul fondo vicino; il tutto, di generazione in generazione, nell’incertezza di un esatto limite della proprietà, senza alcuna interruzione e/o opposizione da parte del confinante ed in assenza di azioni di definizione del confine.
- Riguardo “ l’esatta dislocazione delle piante di quercia rispetto la strada e dalla mia proprietà” posso affermare che: in occasione dei lavori sulla strada comunale “non asfaltata”, il confinante Comune mi invita ad un sopralluogo che ha ad oggetto “definizione della linea di confine tra la strada e la mia proprietà ed individuazione delle piante di quercia ricadenti nella proprietà comunale”; di queste 2 attività oggetto di sopralluogo, la parte-Comune si limita ad esperire solo la seconda, ossia individuare solo le piante ricadenti nella proprietà comunale (apponendovi un segno identificativo sulle stesse), omettendo o prescindendo dalla dimostrazione della linea di confine, il tutto giustificato dal fatto che per i lavori da realizzare sulla strada, non vi è necessità di definire i confini tra i fondi vicini, ma solo individuare le querce comunali e procedere al taglio e successiva vendita, il cui ricavato andrà a finanziare le attività dell’Ente stesso.
Per quanto detto, trovo scorretto l’operato della parte-Comune, che senza alcuna dimostrazione di confine, vanti proprietà sulle querce; ritengo ingiusto che chi (come me ed i miei avi) coltivi il proprio fondo e quello in prossimità di confine (ignaro circa l’esatto limite della propria proprietà), apportando miglioramenti ed incrementi di valore ai suoli, possa essere privato del frutto del proprio lavoro (le querce curate per oltre 30 anni); ma soprattutto ritengo disonesto ed iniquo che il confinante “Comune” per oltre mezzo secolo ha sempre tollerato questa ininterrotta pratica (l’altrui coltivare) senza alcuna opposizione e senza mai attivare alcuna azione in difesa della propria proprietà, intervenga, oggi, col solo movente economico, ossia trarre profitto dal lavoro altrui (un ricavo che oggi, senza il mio contributo, non avrebbe ragione di esistere).
Pertanto, riformulo il mio quesito:
Posso vantare diritti (anche solo il valore economico della legna ricavata) sulle piante di quercia, tenuto conto del lavoro svolto continuamente (da me e dai miei avi) sul mio fondo e sul suolo vicino in tutti questi anni, della mia ininterrotta ed ultratrentennale buona fede nel possesso del tratto di fondo vicino (magari potrebbe costituire titolo per un eventuale usucapione del tratto di fondo confinante da me coltivato), e della tolleranza ed assenza di qualsiasi intervento e/o opposizione al mio operato sul suolo da parte del confinante Comune.
Nella speranza di essere stato comprensibile, ringrazio anticipatamente.
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